I benefici dello sport sulla depressione

Ragazza fa esercizio fisico con effetti positivi su umore e depressione

Gli effetti positivi dell’attività fisica sull’umore sono sempre più evidenti anche se il meccanismo è ancora sconosciuto.

Lo sport come antidepressivo potrebbe entrare in un quadro terapeutico, ma purtroppo non è così semplice parlare di prescrizione dell’attività fisica.

L’attività sportiva ha numerosi benefici sul nostro corpo in ogni fascia d’età, con effetti positivi scientificamente provati su molti disturbi. Tra i più noti ci sono le malattie croniche come quelle cardiovascolari, il diabete o l’ipertensione arteriosa, ma i giovamenti riguardano anche la funzione digestiva, prevenzione dell’osteoporosi e molto altro, aiutandoci in breve a combattere quelli che sono i rischi dovuti alla sedentarietà.

Molti di noi sanno che l’esercizio fisico è qualcosa che va oltre l’allenamento dei muscoli, della forza o della resistenza. Dopo una corsa o una seduta in palestra infatti, anche se fisicamente distrutti sentiamo un’impagabile sensazione di benessere mista a soddisfazione, che probabilmente ci spinge a faticare anche la volta successiva e quella dopo ancora. Questa sensazione ha da sempre interessato il mondo della scienza, con indagini sul rapporto tra attività fisica e umore sin dai primi anni del ‘900. Nel corso del tempo infatti, con metodi e parametri diversi, numerosi studi hanno attestato che l’attività fisica apporta benefici concreti sulla depressione.

Le ricerche che si sono susseguite, le cui evidenze sono state riassunte in questo articolo, hanno preso in considerazione numerosi fattori, dalla durata dell’allenamento al tipo di sforzo, monitorando gruppi distinti di pazienti afflitti da depressione e osservando puntualmente sensibili miglioramenti nel gruppo soggetto ad attività sportiva.

un ragazzo fa stretching durante un allenamento all'aperto

Tali studi certificano il potere antidepressivo dell’attività fisica, che si tratti di sessioni brevi o prolungate, di tipo aerobico o anaerobico, incentrate sulla resistenza o sull’intensità dello sforzo, ma al momento non è ancora chiaro quale sia il meccanismo fisiologico alla base di tale effetto.

Endorfine e altre ipotesi

Per spiegare la relazione tra sport e depressione, sono state messe in piedi varie ipotesi, tutte valide e credibili, ma con una quantità di evidenze non sufficiente per essere confermate o rifiutate.

  • Termogenetica
    Secondo questa ipotesi l’aumento della temperatura corporea dovuto all’esercizio fisico determina la riduzione dei sintomi della depressione. In particolare, questo studio suggerisce che l’aumento della temperatura in determinate regioni cerebrali come il tronco encefalico, provoca una sensazione generale di benessere e una riduzione della tensione muscolare.
  • Endorfine
    L’attività fisica provoca l’aumento di β-endorfina, una molecola conosciuta anche come “ormone della felicità” perché associata al buonumore e alla sensazione di benessere. Nonostante sia ben noto il fenomeno del “runner’s high” esiste un dibattito sul ruolo dell’endorfina, non essendo ancora possibile dimostrare se a un alto livello di endorfina plasmatica periferica (quella misurata) corrisponde lo stesso livello di endorfina liquorale a livello cerebrale.
  • Monoammine
    Un’ipotesi più generale che prevede che l’attività fisica inneschi l’aumento di monoammine, una classe di neurotrasmettitori di cui fanno parte serotonina, dopamina e noradrenalina, la cui disponibilità è limitata in caso di depressione. Anche in questo caso, gli aumenti di monoammine sono stati osservati a livello plasmatico e nelle urine, ma non sappiamo se tali valori si riflettano anche a livello cerebrale.
  • Distrazione
    Questa teoria aggira la ricerca di un meccanismo fisiologico proponendo lo sport come una distrazione da pensieri negativi e preoccupazioni, alleviando i sintomi della depressione. L’attività fisica è stata paragonata ad altre attività distraenti generalmente suggerite ai pazienti affetti da depressione, come ad esempio il training autogeno, la meditazione o avere contatti sociali.
  • Autoefficacia
    In psicologia l‘autoefficacia è l’insieme delle convinzioni riguardo le proprie possibilità di raggiungere determinati obiettivi o di compiere certe azioni. In altre parole, è la percezione che abbiamo di noi stessi di sapere di essere in grado di fare qualcosa. Un recente studio ha evidenziato che il coinvolgimento nell’attività sportiva può essere associato alla sfera dell’autoefficacia, inversamente correlata alla depressione, in cui si è spesso oppressi dalla convinzione di non essere in grado di padroneggiare le situazione 
  • Sitema Endocannabinoide
    Gli endocannabinoidi sono dei neurotrasmettitori scoperti negli anni ’90, chiamati così perché si legano agli stessi recettori dei cannabinoidi presenti nella Cannabis sativa, di cui forse i più noti sono THC e CBD. Queste molecole lipidiche sono coinvolte in numerose funzioni, tra cui la regolazione della memoria, l’attività analgesica e un’azione antistress paragonabile e complementare a quella delle endorfine. Una recente ricerca pubblicata su Medicine & Science in Sports & Exercise Journal, ha ipotizzato che alla base degli effetti positivi dello sport sulla depressione ci sia il sistema endocannabinoide, ovvero l’insieme dei processi di sintesi, trasporto e degradazione di queste molecole.
una persona affetta da depressione non riesce a padroneggiare la situazione

Una combinazione di fattori

È molto probabile che a descrivere correttamente il rapporto tra esercizio fisico e depressione sia una combinazione di fattori biologici, fisiologici e sociali, così come per curare questa invalidante patologia ad oggi si sommano gli effetti di una cura farmacologica e psicoterapeutica.

Il dibattito della comunità scientifica rimane comunque aperto e incentrato soprattutto sulla formula migliore per ottenere dallo sport un effetto antidepressivo, concentrandosi su parametri come durata e intensità. È inoltre emersa l’importanza di un altro aspetto, ovvero il ruolo dell’auto-monitoraggio da parte del paziente, con l’utilizzo ad esempio di app che tengono conto dei progressi in un quadro più generale come un programma “terapeutico” in cui rientra anche l’attività fisica.

Le difficoltà pratiche

Nonostante l’entusiasmo degli scienziati e la validità delle loro ricerche, nella realtà dei fatti per una persona che soffre di depressione è molto complicato cimentarsi con l’attività sportiva. Queste difficoltà rendono difficile parlare di prescrizione dell’esercizio fisico all’interno di uno schema terapeutico, come accade ad esempio con l’assunzione di un farmaco determinate volte al giorno. Tale tentativo potrebbe addirittura peggiorare le condizioni del paziente, che non trovando la forza di fare sport, può sentirsi ancora più demotivato. Non riuscendo infatti ad affrontare un’attività di cui si conoscono i benefici, si può vivere la situazione come un fallimento sprofondando ulteriormente.

Uno studio del 2017 pubblicato su General Hospital Psychiatry ha preso in considerazione le preferenze di pazienti depressi per avere un quadro migliore sul tipo di attività sportive da sottoporre. È emerso che l’85% di loro è consapevole dei benefici dell’esercizio fisico, dichiarando di voler essere maggiormente attivo. Il 52% dei pazienti però, a causa del proprio umore non è riuscito a raggiungere l’obiettivo di 150 minuti a settimana di attività a intensità moderata.

In questo articolo, la scrittrice Sarah Kurchak stila una serie di consigli per riuscire a mettersi in moto anche quando il nostro cervello ce lo impedisce, aggiungendo anche un consiglio per chi ha a che fare con persone depresse:

“C’è una cosa che non è di aiuto a una persona depressa: dirgli che l’esercizio fisico aiuta”

Non una cura ma un valido aiuto

La depressione è una patologia invalidante molto complessa, che nel mondo colpisce 264 milioni di persone secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il suo trattamento è un percorso lungo e passa attraverso una combinazione di cure farmacologiche e psicologiche. L’attività sportiva rientra sicuramente tra le misure che ne attenuano i sintomi, ma per il momento non è possibile considerarla come una vera e propria cura.

Fonti:

Per approfondire:

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