Nei fiumi del mondo ci sono preoccupanti livelli di antibiotici

Antibiotici nei fiumi antibiotico resistenza

Uno studio svolto in 72 Paesi mostra una grave situazione a livello mondiale con conseguente aumento dell’antibiotico-resistenza

Gli antibiotici più comuni sono stati trovati nel 65% dei fiumi monitorati, dal Mekong al Tevere. I siti più inquinati sono vicino agli impianti di depurazione e nelle zone di tumulto geopolitico.

L’antibiotico-resistenza ha raggiunto negli ultimi anni dimensioni allarmanti rappresentando insieme al riscaldamento globale una delle principali minacce di questo secolo. Solo in Europa muoiono ogni anno circa 25.000 persone a causa di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici e nel suo ultimo rapporto, l’ONU ha dichiarato che se non si inverte la rotta, entro il 2050 a causa dell’antibiotico-resistenza nel mondo ci saranno 10 milioni di morti e catastrofici danni economici.

La capacità di un batterio di resistere a un farmaco antibiotico è un naturale processo evolutivo, ma è enormemente accelerato e aggravato da un uso eccessivo e scorretto di questi farmaci, che molto spesso rimangono nell’ambiente come portato alla luce da uno studio realizzato dallo York Environmental Sustainability Institute in UK.

Il primo studio globale

I ricercatori hanno misurato i livelli di 14 antibiotici di uso comune in 711 siti lungo i fiumi di 72 Paesi sparsi in tutto il mondo. Fra i corsi d’acqua testati rientrano alcuni dei principali e più iconici del pianeta: il Chao Phraya in Thailandia, il Tevere, il Mekong, Tigri, Tamigi, Senna e Danubio. Uno sforzo scientifico e logistico unico, realizzato distribuendo 92 kit a tutti i partner coinvolti, che hanno prelevato e congelato i campioni idrici per poi inviarli all’ateneo di York per le analisi. I risultati hanno rilevato la presenza di antibiotici nel 65% dei siti monitorati con concentrazioni anche 300 volte superiori al limite ritenuto sicuro dalla Amr Industry Alliance, il principale organismo internazionale che si occupa di monitorare la situazione globale della antibiotico-resistenza.

L’antibiotico che quantitativamente supera maggiormente la soglia “di sicurezza” è il Metronidazolo, utilizzato largamente per combattere infezioni del cavo orale e della pelle, arrivando in Bangladesh a superare di 300 volte tale soglia, che in base all’antibiotico, oscilla in un range tra 20 e 32,000 ng/L.

Il bangladesh ha fiumi più inquinati dagli antibiotici
Il Bangladesh è uno dei Paesi del mondo a maggiore densità abitativa. È attraversato da centinaia di fiumi e corsi d’acqua, spesso molto inquinati e dai quali dipende la salute della popolazione.

Il più frequente nei fiumi del mondo è il Trimetoprim, antibiotico diffuso nei casi di infezioni alle vie urinarie, riscontrato in 307 di 711 siti testati, mentre quello che più frequentemente supera il livello di “sicurezza” è la Ciprofloxacina, eccedendo la soglia in 51 casi.

Un problema mondiale

Il team di ricerca ha dichiarato che i livelli più allarmanti di antibiotici nei fiumi sono presenti in Asia e Africa, ma che anche Europa, Nord America e Sud America mostrano livelli preoccupanti, rendendo la contaminazione da antibiotici dei fiumi un problema globale.
I siti dove questo tipo di contaminazione è maggiore, sono gli stessi in cui i livelli complessivi di inquinamento ambientale sono devastanti e rispecchiano la situazione economica generale. Ovvero Paesi come Bangladesh, Kenya, Ghana, Pakistan e Nigeria, mentre per quanto riguarda l’Europa, i corsi d’acqua con maggiori concentrazioni di antibiotici si trovano in Austria. Lo studio ha mostrato inoltre, come siti ad alto rischio si trovino nei pressi di centri di depurazione e di bonifica delle acque, ma anche in zone di tumulto geopolitico, come ad esempio il confine tra Palestina e Israele.

Antibiotico Resistenza

Quando i farmaci antibiotici vengono rilasciati dal corpo, le sostanze al loro interno rimangono attive, e lo scopo dello studio è farci prendere coscienza del fatto che nell’ambiente permangono a nostra insaputa tonnellate di antibiotici. Queste sostanze entrano abitualmente in contatto con l’umanità attraverso il consumo di carne e latticini e oltre il 70% degli antibiotici consumati nel mondo vengono impiegati negli allevamenti per il trattamento di infezioni. La legge italiana impone periodi di sospensione che se vengono rispettati in maniera corretta, nel latte e nella carne non saranno presenti residui, ma nel resto del mondo non è così. A causa dell’impiego preventivo e scriteriato di antibiotici negli allevamenti, Cina, India, Brasile, Turchia e Iran sono le zone più colpite dal fenomeno della resistenza agli antibiotici.

Mappa antibiotico resistenza Biojournal
Mappa dell’aumento dell’antibiotico resistenza nel mondo. Fonte: resistancebank.org

La sovraesposizione a questi farmaci provoca una risposta nei batteri bersaglio, accelerandone il meccanismo di difesa e rendendo gli antibiotici stessi in breve tempo inefficaci.

In un recente rapporto l’ONU ha affermato che la resistenza antimicrobica è una delle maggiori minacce che affrontiamo come comunità globale, riflettendo sulla profondità e la portata della risposta necessaria per frenarne le conseguenze e proteggere un secolo di progressi in medicina, visto che verosimilmente, entro il 2050 le morti per infezioni batteriche supereranno quelle per cancro.
Dall’Europa arriva una buona notizia con programmi nazionali in corso che hanno rallentato la crescita dell’antibiotico-resistenza e con l’introduzione di una legge che a partire dal 2022 proibirà l’utilizzo preventivo degli antibiotici negli allevamenti.

Una sfida cruciale

Molti scienziati, politici e amministratori riconoscono ora il ruolo dell’ambiente nel contesto dell’antibiotico-resistenza

prof. Alistair Boxall, Istituto per la sostenibilità ambientale York University

Il prof. Boxall ha anche aggiunto: “I nostri dati mostrano che dalla contaminazione antibiotica dei fiumi potrebbe arrivare un importante contributo. Risolvere il problema sarà una grande sfida – ammonisce l’esperto – e richiederà investimenti nelle infrastrutture per il trattamento di rifiuti e acque reflue, una regolamentazione più severa e la pulizia dei siti già contaminati”.

Fonti

Per approfondire:

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