La musica migliora la performance sportiva

musica e sport

Ascoltare musica durante l’attività fisica riduce il senso di fatica e migliora la capacità di resistenza

Se c’è qualcosa di universalmente utilizzato dai runner durante gli allenamenti sono le cuffie. Ascoltare musica durante la corsa, ma anche in palestra o in piscina, aiuta notoriamente a concentrarci sull’allenamento e a dimenticare la fatica. In alcuni casi anche a trovare la motivazione e la carica giusta, senza la quale probabilmente difficilmente usciremmo di casa.

Tuttavia, dietro alla distrazione o all’incitamento momentanei, la musica può avere effetti fisiologici sul nostro sistema nervoso, tanto da essere proibita nelle competizioni sportive ufficiali (quelle in cui si assegnano medaglie), bollata come doping sonoro.

La musica come amplificatore della performance è un argomento relativamente nuovo in fisiologia e psicologia sportiva, ma nonostante ciò esiste un’importante mole di lavoro svolto dai ricercatori nel corso degli anni.

Gli studi sul campo

Il primo studio significativo risale al 2004, in cui 16 soggetti venivano sottoposti all’ascolto di musica a rimo veloce (dance, elettronica) durante una sessione di cyclette di 10 km. Un altro gruppo, chiamato a svolgere la stessa performance ma senza musica, è stato utilizzato come gruppo di controllo. Il risultato ha mostrato che gli atleti a ritmo di musica pedalavano significativamente più velocemente per tutta la durata della prova, in particolare nei primi e negli ultimi chilometri.

Esistono numerosi fattori di cui tenere conto nel considerare questo tema, con cui i ricercatori hanno dovuto confrontarsi per rendere quantificabile l’effetto della musica sulla performance sportiva. La musica può avere un volume alto o basso, un tempo lento o veloce, oppure qualunque valore compreso nel mezzo. Per chiare questo aspetto le ricercatrici Hannah Waring e Judy Edworthy, della University of Plymuth (UK), hanno pubblicato uno studio nel 2006 sugli effetti di ritmo e volume. Entrambi i parametri influenzano direttamente la performance sportiva, con l’ascolto di musica ad alto volume e ritmo veloce con effetti prevedibilmente maggiori rispetto a quella lenta a basso volume, praticamente senza effetto.

Negli ultimi anni il rapporto tra musica e corsa si è arricchito di numerosi articoli accademici, ma il vero punto di riferimento in materia è il prof. Costas Karageorghis, esperto di sport, salute e allenamento alla Brunel University di Londra. Insieme al suo team di ricerca, ha da più di un decennio concentrato i suoi studi sugli effetti della musica nella performance degli atleti.

Il prof. Karageorghis ha recentemente pubblicato una metanalisi degli studi effettuati in materia, suddividendo i benefici della musica in due modalità d’ascolto: prima della performance e durante la performance.

Nel primo caso la musica aiuta ad eseguire con più precisione il riscaldamento e ad entrare nel giusto stato d’animo, diminuendo fino al 10% la percezione della fatica (per esercizi anaerobici)
Nel secondo caso, la musica può aumentare la concentrazione, ridurre la fatica e potenziare la performance.

Questione di bpm

Come abbiamo visto, quando si tratta di musica e corsa, non tutte le melodie sono uguali. Il ruolo fondamentale è giocato dai bpm, unità di misura della frequenza, utilizzata sia per la metronomica musicale (la scansione del ritmo), sia per la frequenza cardiaca. L’organismo infatti compie inconsciamente un’equiparazione tra battito cardiaco e ritmo musicale, consentendoci di sfruttare questa proprietà per aumentare la performance sportiva.


A questo proposito, durante un’intervista rilasciata alla BBC, Karageorghis dopo aver sottolineato anche l’effetto motivazionale dei testi delle canzoni, ha stilato una vera e propria playlist scientifica basata sui bpm. Per un allenamento ottimale, attraverso tre fasi, gradualmente i battiti cardiaci si sincronizzeranno con il tempo musicale.

Onde beta e meccanismo cerebrale

Abbiamo visto che gli effetti della musica sulla performance sono concreti e quantificabili, ma da dove arrivano e con quale meccanismo cerebrale? Nel suo ultimo studio, dalle pagine di Psychology of Sport and Exercise il prof. Karageorghis ci dà una risposta. (Tra l’altro sfoggiando nel titolo tributo al Re del Pop e gioco di parole davvero niente male).
Mettendo a confronto tre gruppi di volontari ai quali è stato fatto indossare un elettroencefalografo portatile, è stata misurata la loro attività cerebrale durante un percorso di 400 m all’aperto, sia ascoltando musica (Happy di Pharrel Williams), sia ascoltando la voce di uno speaker (ad esempio un podcast), sia senza cuffie.

I risultati hanno fatto emergere diverse differenze: a scapito del livello di concentrazione, la musica ha dimostrato di aumentare le energie e migliorare l’umore, mentre la semplice voce ha avuto l’effetto di una maggiore consapevolezza, ad esempio nell’apprezzare il piacere dell’attività fisica e la bellezza del paesaggio, rispetto a chi non ha ascoltato nulla.
Analizzando i tracciati elettronici dell’elettroencefalogramma, i ricercatori hanno individuato l’origine di tali differenze. La musica stimola e potenzia le onde beta, specialmente nelle aree frontali e centrali della corteccia cerebrale. Si tratta di onde normalmente registrate nel corso di un’intensa attività cerebrale, ad esempio durante calcoli matematici e che sono associate alla contrazione muscolare isotonica. Le stesse onde si verificano con pensiero attivo, ansioso e concentrazione attiva. È interessante notare che le onde beta vengono emesse in gran quantità dopo un inaspettato risultato positivo, con bassa probabilità in partenza.

Un aiuto anche in campo medico

Possiamo considerare i risultati di questo studio così significativi perché l’influenza che la musica esercita sulla performance sportiva potrebbe avere un impatto importante nella lotta contro la sedentarietà e l’inattività. Inoltre un altro beneficio in campo medico ricade sui programmi di riabilitazione di pazienti cardiopatici e obesi, che spesso sono sottoposti a sessioni di corsa e tapis roulant, e che in questo caso potrebbero essere incoraggiati e stimolati.

La sicurezza prima di tutto

Ricorda che ascoltare musica con le cuffiette ti isola dall’ambiente circostante. Mentre corri, mantieni comunque alta l’attenzione su traffico, biciclette ed altri potenziali pericoli

Fonti:

  • Edworthy J, Waring H. “The effects of music tempo and loudness level on treadmill exercise.” Ergonomics. 2006 Dec 15 https://doi.org/10.1080/00140130600899104
  • Atkinson G, Wilson D, Eubank M. “Effects of music on work-rate distribution during a cycling time trial.” Int J Sports Med. 2004 Nov;25(8):611-5.
  • Marcelo Bigliassi, Costas I. Karageorghis, George K.Hoy, Georgia S.Layne “The Way You Make Me Feel: Psychological and cerebral responses to music during real-life physical activity” Psychology of Sport and Exercise Volume 41, March 2019, Pages 211-217
  • Costas I. Karageorghis, David-Lee Priest “Music in the exercise domain: a review and synthesis ” Int Rev Sport Exerc Psychol. 2012 Mar; 5(1): 44–66
  • HajiHosseini, A., Rodriguez-Fornells, A., and Marco-Pallerés, J. (2012). The role of beta-gamma oscillations in unexpected rewards processing, Neuroimage, 60, 1678-1685.


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